Anastasia

Non ho voglia di prendermi l’hardisketto attaccato al pc ed attaccarlo al portatile dove sono ora, poi se lo rimetto al pc mi fa storie, mi dice che va ripristinato… sicché scrivo direttamente nel blog. Ecco. Perché mi scappa proprio di dire la mia.

Con il televisore acceso tanto per fare compagnia, non passa pubblicità senza vedere Anastasia. Avete presente, quella bambina testimonial suo malgrado di Telethon, che sembra una bambola, finché non vedi il suo respiro, con la boccuccia che si distende e si ritrae, e seguendo la voce narrante capisci di cosa si tratta: condannata a vita da una malattia rara, la Smard1. Ti arrabbi col mondo intero, non puoi pensare alla vita che aspetta quella povera creatura, e magari ti senti anche in colpa se non apri il borsellino o non corri subito al telefono. Ma c’è qualcosa che me lo impedisce: c’è proprio bisogno di far entrare le persone dentro il dolore per convincerle alla beneficenza? C’è qualcosa che rasenta il cattivo gusto nell’esibizione della malattia, si condivide lo stesso anche con un po’ di sano pudore; ho dato spesso il mio obolo senza bisogno di vedere bambini deformi o disgraziati: ci credo sulla parola.

E a proposito di disgraziati, a me la mamma che ha ucciso Loris fa tanta, tanta pena. Sì, dico “ha” e non “avrebbe” perché è stato chiaro fin da quando hanno cominciato a scoprirne le bugie: perché mentire? Mi fa pena perché la pazzia esiste, e quella ci vuole per un atto del genere. Magari si è anche dimenticata tutto. Forse. Non sono medico né psicologa, e non so molto della mente umana, ma qualcosa di sofferenze ne so. E sono certa che quella donna ha avuto una vita infelice. Ora dicono che non è vero che la famiglia la rifiutava, che era trattata come una principessa… e due tentativi di suicidio per cosa, troppa felicità? E da ora in poi? La sua vita è finita, peggio che se fosse morta: inutile infierire, gridarle “assassina”, anche da parte di gente che se sta in galera ci sarà un perché.

La miseria della vita.

Quella che mi fa sentire fortunata, non importa quanti soldi o quanti acciacchi ho: nulla in confronto. Quella che mi fa salutare il tramonto ogni sera, ammirare le strane forme e i colori delle nuvole. Anche se non trovo il tempo per suonare il piano, anche se non ho ancora un posto dove insegnare musica, i progetti mi riempiono sempre la mente e il cuore.

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